Lo storage aumenta i margin solo se sai davvero gestirlo

Negli ultimi anni lo storage è diventato una componente quasi naturale dell’offerta fotovoltaica. Per molte aziende installatrici rappresenta un’opportunità concreta per aumentare il valore dell’impianto e differenziarsi dalla concorrenza. Ma insieme alle opportunità, lo storage ha portato con sé una nuova complessità.

Vendere una batteria è facile. Farla funzionare davvero come il cliente si aspetta è tutta un’altra storia.

🔍 Panoramica essenziale

  • Lo storage aumenta il ticket medio ma anche le aspettative del cliente
  • Batterie mal gestite rendono molto meno del potenziale
  • Un accumulo inefficiente può perdere 20–40% del valore atteso
  • Il cliente valuta l’installatore sui risultati concreti
  • Senza gestione attiva, lo storage genera assistenza e reclami

Perché lo storage diventa un problema operativo

Molti sistemi di accumulo vengono venduti come soluzioni “automatiche”, ma in realtà richiedono una logica di funzionamento coerente con i consumi reali del cliente. Quando questa logica non esiste, la batteria si carica e si scarica nei momenti sbagliati, riducendo drasticamente il beneficio economico.

Dal punto di vista del cliente, il risultato è semplice: l’investimento non rende come promesso. E quando il risparmio non arriva, la fiducia nell’installatore crolla rapidamente.

Dove nasce la distanza tra teoria e realtà

Spesso lo storage viene dimensionato sulla base di profili di consumo teorici o incompleti. Una volta installato, il sistema resta configurato nello stesso modo anche quando i consumi cambiano. Nel tempo, questa rigidità diventa il principale nemico della redditività.

Il costo nascosto di una batteria mal gestita

Uno storage inefficiente non solo riduce l’autoconsumo, ma allunga il tempo di rientro dell’investimento e aumenta le richieste di supporto. Ogni chiamata, ogni intervento, ogni spiegazione al cliente erode il margine dell’azienda.

Su orizzonti pluriennali, queste inefficienze possono trasformare un upsell profittevole in una fonte continua di attrito.

Esempio pratico

Un’azienda artigiana installa una batteria da 100 kWh insieme a un impianto FV. L’utilizzo reale della batteria resta intorno al 55% perché le strategie di carica non seguono i reali picchi di consumo. Il cliente non vede il risparmio atteso e inizia a mettere in discussione l’intero investimento, coinvolgendo direttamente l’installatore.

Conclusione

Lo storage non è un semplice componente aggiuntivo. Per l’installatore è una leva di valore solo se accompagnata da competenze, strumenti e gestione continua. Senza questi elementi, la batteria smette di essere un vantaggio e diventa un problema.

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